Faenza, Rocca di Oriolo – Trebbio – Monte Paolo – KM 41 – 2,5 ORE

 Dall’intrico di strade che va a S. Mamante, allo stupendo ambiente che sta attorno a Monte Paolo IL PERCORSO

 

Il punto di partenza – E’ il semaforo sulla Via Emilia, in uscita da Faenza per Forlì.
(I numeri dei tratti seguenti fanno riferimento a quelli della tabella planimetrica).
Tratti da 1-2 a 6-7 – Ci si dirige verso Forlì; dopo 600 m si lascia la statale per girare a destra in Via Banaffa, in quello che diventa subito un intrico di strade nel quale è facile perdere l’orientamento: è il cosiddetto ‘labirinto’. Basta seguire queste istruzioni per arrivare a S. Mamante, sfiorando Oriolo dei Fichi. Dopo aver percorso 500 m della Via Banaffa, si gira a Dx in Via Battaglia; altri 700 m e si svolta a Sx in Via delle Vigne, per arrivare dopo altri 1,8 km in Via Ramona, dove si gira a Dx e quindi a Sx una volta giunti al T successivo. Ancora 1,3 km per incontrare l’indicazione per Oriolo dei Fichi.
Tratti 7-8 e 8-9 – La Via di Oriolo comincia a salire sulla destra; davanti c’è la sagoma inconfondibile della rocca di Oriolo, coi due grandi pini che fanno la guardia. La prima volta che si sale da queste parti vale la pena di arrivare fino alla piazzetta del paese, mentre il nostro percorso lo taglia fuori, perché poco prima si svolta a Sx, seguendo l’indicazione di ‘Azienda Agricola Versari’. Piccola discesa, mezzo giro a Sx, salitella ed eccoci giunti alla strada che conduce a S. Mamante.
Tratto 9-10 – Qui si gira a Dx; la pendenza comincia a farsi sentire; dopo soli 400 m si giunge davanti alla chiesa di S. Mamante, da dove il tracciato lascia un maggiore respiro. Sulla destra si gode di bella vista su Oriolo dei Fichi.
Tratti 10-11 e 11-12 – Dopo S. Mamante si sale a mezza costa, con begli scorci panoramici sui campi, a Sx. Dopo un breve saliscendi si giunge ad un incrocio; qui lasciamo a sinistra la Via Roncona, per imboccare la strada di destra (Via S. Mamante). Ora l’occhio spazia splendidamente a destra, sulle colline di fronte; in basso si intravvede la SP di fondo, che percorreremo al ritorno. La salita si fa più sensibile, tuttavia la cima arriva in fretta.
Tratti 12-13 e 13-14 – Dopo 400 m di discesa il fondo diventa sterrato, per arrivare subito dopo ad un incrocio (Via Montefortino). Qui svoltiamo a destra, su 900 m di sterrato a tornanti stretti; questa è la Via Croce (fatela in salita e capirete il perché del nome…), che conduce alla SP di fondo, dove si riguadagna l’asfalto.
Tratto 14-15 – Giriamo a Sx verso Monte Trebbio, da cui nasce il torrente Samoggia che ha scavato questa piccola valle e che ci accompagnerà per un lungo tratto del percorso. Dopo 600 m si giunge alla deviazione per Monte Paolo.
Tratto 15-16 – Si segue l’indicazione, girando a Sx in Via Monte Paolo. Il fondo è sterrato e generalmente in uno stato non proprio ottimale. La pendenza è dolce o addirittura in piano, tra pochi campi e molto ambiente ancora allo stato naturale, specialmente sulla destra dove scorre il Samoggia.
Tratto 16-17 – Si giunge ad una biforcazione; a Dx c’è Via Cella, che percorreremo al ritorno. Giriamo quindi a sinistra, seguendo nuovamente il cartello di indicazione. Il fondo peggiora e la salita diventa notevolmente più impegnativa; si passa tra una vegetazione molto fitta, dove bosco fa spesso da tunnel. Questo è il tratto più faticoso, lungo 3 km.
Tratti 17-18 e 18-19 – All’incrocio che conclude la salita, si gira a Sx; ancora 200 m e siamo in cima a Monte Paolo, caratterizzato dal Santuario di S. Antonio da Padova e da una provvidenziale fontana. Una sosta quindi è d’obbligo, prima di rimettersi in sella verso Dovadola. Dopo aver percorso 1.2 km in discesa e aver costeggiato un lungo e orrendo muro in cemento, bisogna fare attenzione ad una piccola strada sterrata che si dirama a destra.
Tratto 19-20 – Questo tratto è inizialmente in piano, poi scende con buona pendenza e fondo cattivo; meglio quindi affrontarlo con calma. Anzi, conviene senz’altro scendere all’inizio della discesa, per ammirare lo stupendo panorama a dirupo che si apre inatteso oltre il parapetto: ne vale davvero la pena.
Tratti 20-21 e 21-22 – Arrivati al fondo, si gira a Dx in Via Cella, da dove si riprende a costeggiare il torrente Samoggia. Un leggero saliscendi in mezzo al bosco conduce all’incrocio con Via Monte Paolo, già visto all’andata; si tira diritto per riguadagnare la provinciale.
Tratti da 22-23 alla fine – L’asfalto percorre il fondovalle con numerosi saliscendi. Si giunge velocemente a S. Lucia, proseguendo poi verso Faenza. Nel tratto finale, invece di proseguire verso il centro, si svolta a destra due volte per andare sulla Via Emilia, poche centinaia di metri prima del semaforo da cui si era partiti.

 

LE VARIANTI
L’unica variante che abbia qualche senso, se la salita di S. Mamante ha colto impreparati, è quella di tornare anzitempo a Faenza alla fine della discesa di Via Croce. Così facendo, tuttavia, si rinuncerebbe alla parte più bella dell’itinerario.