IL PERCORSO

La parte iniziale di questo itinerario viene effettuata in corriera, con partenza da Forlì; dopo un paio d’ore di viaggio si giunge in Campigna (m 1070), dove si inforca la bicicletta per l’inizio di un itinerario affascinante, che nell’arco di una giornata condurrà in mezzo ai boschi del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi-Falterona-Campigna e sui sentieri dell’Acquacheta.
Si comincia dai tornanti asfaltati che portano al passo la Calla, da affrontare con calma visto che si parte a freddo. Arrivati in cima (m 1295), si prende a destra per i Fangacci (m 1485), situati proprio sotto il Monte Falco. Da questo punto la strada scende; dopo meno di 1 km si lascia l’asfalto per una strada forestale sulla destra, dove nel giro di un paio di km si incontrano due sbarre; il fondo inizialmente buono si fa via via più sconnesso, tra la fitta boscaglia aperta solo saltuariamente da squarci panoramici mozzafiato.

A mano a mano che si scende, il fondo si fa sempre più impegnativo, per i sassi, i stretti tornanti e la probabile presenza di tratti fangosi, che diventano più vasti e impegnativi dopo un periodo di piogge. Sulla destra si incontra un cippo dedicato ai caduti partigiani quindi, poco più giù, la deviazione del Sentiero degli Alpini. Il percorso è un continuo susseguirsi di saliscendi; si viaggia immersi in una fitta boscaglia, che si apre solo saltuariamente in qualche piccola radura. Dopo qualche km si entra in Toscana e ci si imbatte nella terza sbarra, da cui parte la breve ma dura salita che precede il passo Tre Faggi (m 990).
Qui si attraversa la statale 9 TER, per proseguire lungo una sterrata che si lascia poco prima di una sbarra per imboccare un impervio e stretto sentiero sulla sinistra, che prima sale e poi scende fino alla cima del passo del Muraglione (m 910). In questo tratto si incontra facilmente fango; inoltre il fondo molto sconnesso e l’elevata pendenza rendono necessario procedere, per brevi pezzi, anche a piedi, eventualmente con la bici in spalla. Giunti al passo, si prosegue a sinistra sull’asfalto della statale 67 verso Firenze, per girare a destra dopo 900 m, in direzione Acquacheta, lungo una strada sterrata che conduce alla cima Sinaia (m 990). A mano a mano che si scende, il fondo si fa sempre più impegnativo, per i sassi, i stretti tornanti e la probabile presenza di tratti fangosi, che diventano più vasti e impegnativi dopo un periodo di piogge. Sulla destra si incontra un cippo dedicato ai caduti partigiani quindi, poco più giù, la deviazione del Sentiero degli Alpini. Il percorso è un continuo susseguirsi di saliscendi; si viaggia immersi in una fitta boscaglia, che si apre solo saltuariamente in qualche piccola radura. Dopo qualche km si entra in Toscana e ci si imbatte nella terza sbarra, da cui parte la breve ma dura salita che precede il passo Tre Faggi (m 990).
Qui si attraversa la statale 9 TER, per proseguire lungo una sterrata che si lascia poco prima di una sbarra per imboccare un impervio e stretto sentiero sulla sinistra, che prima sale e poi scende fino alla cima del passo del Muraglione (m 910). In questo tratto si incontra facilmente fango; inoltre il fondo molto sconnesso e l’elevata pendenza rendono necessario procedere, per brevi pezzi, anche a piedi, eventualmente con la bici in spalla. Giunti al passo, si prosegue a sinistra sull’asfalto della statale 67 verso Firenze, per girare a destra dopo 900 m, in direzione Acquacheta, lungo una strada sterrata che conduce alla cima Sinaia (m 990).
Da qui si comincia a scendere lungo un misto di sterrata cattiva e sentiero spesso impervio, fino ad una sbarra; da questo punto si fiancheggia e si attraversa ripetutamente il torrente, superando una diecina di guadi, dove facilmente ci si bagna i piedi. Dopo un chilometro e mezzo si arriva ad un grande prato, meta preferita per il picnic di coloro che sono arrivati fin qui a piedi o in bici da S. Benedetto in Alpe. Se si tiene la destra si arriva sopra la cascata, lungo un breve sentiero senza uscita; a sinistra invece, dopo poche centinaia di metri, si giunge sotto la cascata dell’Acquacheta (m 670). Da qui, dopo una doverosa sosta per ammirare la bella cascata, il sentiero prosegue a stretti tornanti, irti gradoni e tormentati saliscendi, che costringono molto spesso a caricare la bici in spalla; questo è un tratto molto tecnico e impegnativo, dove bisogna prestare grande attenzione per non rischiare capitomboli. Dopo quasi 6 km si giunge a S. Benedetto in Alpe (m 495), in terra di Romagna.
Qui ritroviamo l’asfalto della statale 67, che dopo altri 46 km fa tornare a Forlì (m 35); l’intero giro è certamente impegnativo, ma si è ampiamente ripagati dalle grandi bellezze naturali delle località attraversate.
VARIANTI
Il percorso è abbastanza lungo e quindi si presta a numerose varianti, ragion per cui ci limitiamo a quelle più significative.
Variante 1
Per ridurre l’impegno e i tempi di percorrenza, arrivati al passo Tre Faggi si può girare a destra per Premilcuore e Forlì, lungo i circa 50 km della strada statale 9 TER.
Potendo disporre del supporto di un’automobile, ci si può far portare fino alla cima Fangacci, per risparmiare la salita dalla Campigna. L’automobile può quindi tornare verso S. Sofia, deviando però a sinistra in località Corniolo, lungo la strada (prima asfaltata e poi sterrata) che porta a Fiumicello; da qui ricomincia l’asfalto e dopo poco si incrocia la strada statale 9 TER, a circa 5 km sopra Premilcuore, dove ci si può dare appuntamento per ricongiungersi.
Variante 2
Giunti al passo del Muraglione, anziché completare il giro passando per Acquacheta si può girare a destra per rientrare direttamente a Forlì lungo i 55 km della statale 67.
Come ulteriore alleggerimento, dopo essersi informati dettagliatamente sugli orari delle corriere (variabili anno per anno e stagionalmente), è possibile rientrare alla base caricando la bicicletta sulla corriera direttamente sul passo del Muraglione o in una delle fermate più a valle.
Variante 3
Anziché prendere la corriera per la Campigna, si può optare per quella che va al passo del Muraglione. Da qui si prosegue con la parte di itinerario che porta alle cascate dell’Acquacheta, rientrando a Forlì in bicicletta o anche in corriera. In quest’ultimo caso la pedalata si riduce a una quindicina di km, con ampie possibilità di picnic sui prati dell’Acquacheta.
INFORMAZIONI UTILI
Periodo
Per evitare temperature basse, fango e anche neve è consigliabile effettuare questo itinerario nei mesi da Maggio o Giungo fino a Settembre, lasciando passare almeno una settimana dall’ultima pioggia passare almeno una settimana dall’ultima pioggia copiosa. Nei fine settimana i sentieri dell’Acquacheta sono molto frequentati dagli escursionisti, che ostacolano non poco la discesa in bicicletta; è meglio quindi scegliere un giorno infrasettimanale.
Attrezzatura
Una mountain bike che sia davvero robusta è d’obbligo, per le notevoli asperità del terreno. Bisogna munirsi di casco e giacchetta impermeabile, portando con sé anche una maglia per ripararsi dal freddo. Bisogna inoltre dotarsi del necessario per riparazioni d’emergenza, visto che la maggior parte del percorso si snoda lontano da centri di assistenza. L’ideale sarebbe montare le borse laterali, per mettervi anche qualche provvista da consumare nel corso della giornata. E’ consigliabile muoversi in compagnia. Vale senz’altro la pena di portare la macchina fotografica.
Corriere
Per gli orari delle corriere informarsi presso il terminale ATR di Forlì. Nel periodo estivo di punta la corriera arriva fino al passo della Calla. La bicicletta paga un secondo biglietto a parte; è preferibile prenotare in anticipo, vista la scarsa disponibilità di spazio per le bici (5 o 6 al massimo).



















