IL PERCORSO
Nella riviera più frequentata d’Europa sembra quasi impossibile; eppure si può partire da Rimini, andare e tornare da Verucchio tenendo esclusivamente gli argini del fiume Marecchia, percorrendo sentieri appartati e soltanto una manciata di chilometri su asfalto.
La partenza è dal Ponte di Tiberio, in direzione Bologna; si prende subito a destra in Via S. Giuliano poi, dopo un paio di semafori, appena superato il ponte sul Marecchia, si gira a sinistra in Via Tonale. Altri 500 metri e ci si porta sull’argine sinistro del fiume, su uno stretto sentiero in terra battuta che dà immediatamente l’idea di come sarà il percorso: quasi in piano come altimetria, ma tortuoso, sconnesso e con possibilità di incontrare fango.
In poche centinaia di metri si passa sotto la Strada Statale 16 e quindi sotto un metanodotto; ben presto il frastuono del traffico si trasforma in fruscio d’acque e canto d’uccelli, immersi in una vegetazione spontanea rigogliosa e invadente. Ben presto, tuttavia, ci si imbatte nell’altra caratteristica peculiare di questa escursione: la presenza ossessionante delle cave di ghiaia e sabbia, coi grossi cumuli del materiale estratto, le sagome ferrose delle attrezzature, l’andirivieni degli autocarri, lo sferragliare delle ruspe, le grandi voragini provocate dagli scavi. Forse si tratta di un male inevitabile, perché solo in natura si trovano questi materiali da costruzione così preziosi; tuttavia si ricava immediatamente la sensazione che venga perpetrata una violenza irreparabile alla natura del fiume, soprattutto per le vistose carenze nella gestione del territorio dopo l’effettuazione degli scavi. Restano infatti soltanto desolazione e abbandono; la mano dell’uomo, tanto brava nel provocare guasti, non si adopera altrettanto bene per ripristinare un minimo di decoro; provoca la ferita e subito si ritrae, incurante dei danni.
Il sentiero sbocca in una larga sterrata, strada di servizio per il traffico delle cave; una parte della carreggiata è asfaltata di recente. Dopo essere passati sotto il cavalcavia dell’autostrada ci si trova orientati verso la sagoma scura del monte Titano.
In questa escursione è facile prendere un sentiero che si estingue sul fiume, per cui talvolta bisogna tornare sui propri passi per rimettersi sulla giusta via. Dopo essersi immessi in un’altra sterrata, si incontra un tratto degradato da scarichi industriali dall’aspetto poco rassicurante. Ancora un po’ e ci si imbatte nei ruderi di un vecchio ponte; i pericoli di crollo e la recinzione che arriva a strapiombo sul fiume costringono a fare un breve giro a semicerchio verso terra, passando nell’area di una vecchia cava non più in funzione, ora cumulo di ruggine, luogo di sosta per girovaghi e cimitero di automezzi abbandonati. Ben presto si torna sul fiume, per passare poco dopo sotto il ponte della strada provinciale 49, che da S. Arcangelo conduce verso sud.
Cave e fabbriche si susseguono una dopo l’altra, mentre sullo sfondo compaiono ben riconoscibili le sagome di Torriana e Verucchio, tenute a bada dalla mole imponente di S. Marino. Ovviamente bisogna tenersi sempre a stretto contatto con l’argine del fiume, evitando sia i sentieri che finiscono sull’acqua sia le deviazioni che porterebbero nell’entroterra.
Dopo circa 15 km dalla partenza si arriva ad un quadrivio di sentieri; bisogna proseguire diritto, perché a sinistra la via è senza uscita. Il fondo diventa sempre più sconnesso e argilloso, in quanto si tratta di argini artificiali costruiti a colpi di ruspa per delimitare gli acquitrini provocati dagli scavi. Subito dopo si entra di nuovo in una sterrata di buona qualità; i campanili sulle colline di destra sembrano fare da guardiani impotenti allo scempio sul fiume. Il percorso, a questo punto, entra letteralmente in una cava, che va attraversata diritto fino alla guardiola dell’ingresso; qui si gira a sinistra per ritrovare l’argine del Marecchia. Un paio di km dopo, all’innesto con un’altra strada sterrata, si gira a sinistra; qui si fiancheggia un grande acquitrino, con Verucchio sullo sfondo, tra canne frequentate da anatre selvatiche. Il tracciato è tortuoso e si insinua tra scavi da una parte e fabbriche dall’altra. Non bisogna mai lasciare la pista dell’argine; in caso di dubbio è meglio tenere la sinistra. Poco per volta la pista si restringe, fino a ridiventare uno stretto sentiero. Immediatamente dopo aver superato un capannone di allevamenti, si giunge sotto il Ponte Verucchio; una ripida salitella porta sulla strada asfaltata che conduce all’imbocco del ponte, alla fine del quale bisogna girare a sinistra, in direzione Rimini. Dopo 200 metri bisogna fare attenzione, sulla sinistra, alla sbarra posta sul sentiero che conduce sull’argine destro del Marecchia. Ancora qualche centinaio di metri e si arriva alle paratie che regolano l’afflusso dell’acqua in un piccolo canale, detto Fossa dei Molini, che costeggeremo per alcuni chilometri. Qui il sentiero è stretto e, a tratti, disagevole; qualche pozzanghera di fango è pressoché inevitabile. A destra ci sono il canale e i campi, a sinistra la vegetazione che nasconde le acque del fiume; bisogna evitare le deviazioni che, sulla destra, portano alle case coloniche. Dopo aver percorso circa 3 km sull’argine destro, si giunge al Parco di Villa Verucchio; si può proseguire indifferentemente sull’argine del fiume o sui sentieri del parco, dove all’occorrenza ci si può riposare sulle panchine e fare rifornimento d’acqua alla fontana che sorge circa a metà dell’area, dove troviamo anche giochi per bambini e campi da tennis.
In fondo al parco il sentiero prosegue sull’argine del fiume, sempre costeggiando il piccolo canale; di nuovo si incrociano sterrate che ridiventano sentieri, fino a che, dopo meno di due km dal parco, si giunge all’oasi verdissima del Campo da Golf. Dopo poco più di 1 km non bisogna girare a destra lungo la strada sterrata del podere ‘La Lepre’, ma a sinistra per il sentiero quasi invisibile; 300 m più avanti ci si immette in una sterrata che porta ad una cava. In corrispondenza di essa si piega a sinistra per riguadagnare l’argine del fiume; dopo poche centinaia di metri si passa sotto il ponte della strada provinciale 49, già incontrato all’andata. Quindi troviamo l’altra testata del ponte diroccato; qui gli acquitrini sono ampi ed assumono un aspetto più naturale, tanto che è facile incontrare, oltre alle anatre selvatiche, anche qualche coppia di aironi cenerini. Globalmente, tuttavia, da questa escursione si ricava l’immagine di un fiume stanco, pressoché prostrato dalle numerose ferite inferte da interventi tanto pesanti e maldestri. Dopo essersi immessi in una strada sterrata dal fondo buono, si supera una vecchia sbarra e si giunge ad una Pista per Aeromodelli. In questo punto la prosecuzione lungo l’argine si fa più difficoltosa, perché il sentiero si perde quando si giunge alla recinzione metallica che segna il confine del Poligono di Tiro, quasi sempre preannunciato dagli spari di chi si sta allenando con fucile e cartucce (già all’andata, probabilmente, si era avvertita la loro presenza). Qui bisogna costeggiare la recinzione; poi, appena possibile, bisogna portarsi all’interno del Poligono invece di proseguire sull’argine, onde evitare di venire colpiti da qualche scheggia di piattello o qualcosa di peggio. Alla fine dell’area di tiro si ripiega a sinistra verso l’argine e si ritrova lo stretto sentiero che lo percorre.
Poco più avanti si ripassa prima sotto un metanodotto, poi sotto l’autostrada, tra una vegetazione foltissima e completamente spontanea. Ancora 2 km scarsi e si giunge al depuratore di Rimini; sull’altra sponda si identifica il campo da baseball. Dopo essere passati sotto il ponte della Strada Statale 16, si sale immediatamente in cima all’argine, che viene lasciato per immettersi nella prima strada asfaltata che si incontra. Pochi metri più avanti, sulla sinistra, si gira in Via dell’Iride, in fondo alla quale c’è una passerella ciclabile e pedonabile in cemento; al termine di questa si tiene la sinistra e si giunge all’ingresso posteriore del Parco XXV Aprile; qui si gira a sinistra e poi subito a destra. Alla costruzione circolare posta al centro del parco si tiene la sinistra e dopo qualche centinaio di metri si esce dal parco, in corrispondenza del Ponte di Tiberio, da cui si era partiti 35 km prima

VARIANTE
Non ha molto senso affrontare questo itinerario, se non per percorrerlo integralmente; tuttavia può capitare di effettuarlo, ad esempio, quando c’è troppo fango sui sentieri, per cui si decide di uscirne anzitempo. In tal caso, una volta arrivati sotto il ponte della Strada Provinciale 49, conviene guadagnare l’asfalto e rientrare a Rimini passando da S. Arcangelo di Romagna, che esercita sempre un fascino particolare.




















