Casola Valsenio – Monte Battaglia
Casola Valsenio, S. Ruffillo, M. Battaglia, Casetta Corso, M. Battagliola, Cardello, Casola Valsenio.
Lunghezza: 20 km
Difficoltà: alta
Durata: 2 ore
Da sapere
L’unico rischio di questo percorso è il fango, ma si trova solo quando piove forte. Conviene inoltre seguire il nostro chilometraggio per evitare spiacevoli dietrofront ed imprecazioni del tipo “accidenti a chi mi ha fatto questo percorso”. La prima scalata a monte Battaglia è impegnativa, ma poi arrivano le discese “allegre. Occorrono casco, guanti, camera d’aria, pompa e un pò d’acqua.
Il percorso
I chilometri all’apparenza sono pochi, ma a Monte Battaglia già potrebbero bastare. Si pedala verso Palazzuolo e dopo un chilometro, a destra, la strada va subito in crescendo. La direzione e San Ruffillo, dopo la prima rampa il ritmo s’acquieta e si procede a strappi alterni. La chiesa si affaccia sulla via del monte; ancora qualche chilometro scaldagambe ed arriva, con la svolta a sinistra, una buona dose di sterrato. Sono due chilometri d’intensità costante, sull’acciottolato aguzzo che sottende a castagni e abeti. Al bivio in cima, da prendere a destra, l’asperità muore sul crinale. Neanche un chilometro e sulla destra punta il cielo un ripido sentiero, diretto al Monte Battaglia. Proseguendo, lo sterrato subisce l’onta dell’asfalto, pur essendo in un luogo idilliaco: lo sguardo aguzza dal mare alle Alpi. La strada poi avvampa con continui strappi e si spiccica nel bosco, precipitando dove a destra scorre la piu contenuta discesa della Lavanda. Qualche chilometro asfaltato ed al chilometro 12.800 si va a sinistra. Ancora un’ascesa alla ricerca del Monte Battagliola, poi scompare finalmente l’asfalto e ritorna il fango: siamo biker o no? Al chilometro 13.790 il bivio cala bruscamente a sinistra fra balzi e canalette: mano ai freni. Si tiene la destra per assaporare di nuovo la quiete del castagneto e poi, nella stessa direzione, (km 15.27) la discesa ritorna virtuosa. Un casolare ricama il sentiero erboso, un altro bivio al chilometro 17.300 avverte che la strada da prendere è sulla sinistra. Con discesa fulminante si derapa alla prima sbarra: 500 metri dopo ce n’è un’altra e poi si rasenta l’immaginifico clima del ”Cardello”. Ancora pochi metri e c’e la 477 da prendere a destra per guadagnare Casola, una favola anche per la mountain bike.
La storia
La ”preistorica” Casola Valsenio fu colonizzata solo alla fine del primo millennio, grazie ai benedettini che vi collocarono alcune abbazie fra cui quella rinomatissima di Valsenio. Il borgo assurse a notevole importanza dal tredicesimo secolo, dopo avere ospitato i fuggiaschi dell’omonimo castello bruciato nel 1216 dai faentini. Le sorti di questo comune dal 1300 sono le stesse del contado imolese, tanto che ancora oggi la parrocchia appartiene a tale diocesi.
Da vedere
Casola è ora il paese delle torri: quella del Gabetto del quindicesimo secolo e quella dell’orologio del 1560.
Ma e anche il centro delle erbe officinali. Il giardino botanico cattura le attenzioni di un pubblico sempre crescente. Ci si arriva attraverso la strada della lavanda e vi si possono ammirare oltre 400 specie; le piante vengono coltivate, studiate e analizzate per il loro utilizzo nei diversi campi applicativi, che spaziano dal medico, al biologico, al cosmetico, alimentare e di sperimentazione genetica. Le ricche aiuole, il laboratorio dell’alchimista, la biblioteca botanica, tutto fa parte di questo patrimonio che per essere divulgato si avvale anche del mercatino delle erbe e dei prodotti dell’erboristeria. In periferia sprofonda nella quiete del rigoglioso parco del Cardello, la casa museo dello scrittore Alfredo Oriani, tipico esempio di abitazione signorile romagnola. Spunti architettonici interessanti sono contenuti anche nella chiesa di Sant’Apollinare, ai confini con la Toscana. La torre di Ceruno si aggrappa ancora al cielo, dal poggio in cui fu eretta nel quattordicesimo secolo. Sul Monte Battaglia scandisce ancora il tempo il maschio della rocca militare, eretta a baluardo del territorio nel dodicesimo secolo. Il luogo però fu sconvolto dagli avvenimenti della seconda guerra mondiale e teatro di sanguinosi combattimenti fra partigiani, alleati e tedeschi. La chiesa di San Ruffillo del diciottesimo secolo sembra custodire un luogo incantato, dove la casa colonica Buta riesce a fermare il tempo: conserva ancora la stalla ed i servizi al piano terra e I’abitazione al piano superiore. Il loggiato a tre arcate è per i palati fini dell’architettura povera.
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